Ci sono gesti che attraversano i secoli senza mai perdere il loro significato. Gesti antichi, semplici quasi silenziosi, che tuttavia custodiscono una forza profonda. Uno di questi è il lavoro a maglia.

Due ferri, il filo che scorre tra le dita, il ritmo lento e costante dei punti che si susseguono. In apparenza è soltanto un lavoro manuale. Eppure, chi ha tenuto tra le mani un gomitolo, lo sa: quel gesto ha qualcosa di profondamente umano. Calma la mente, raccoglie i pensieri, restituisce ordine al tempo.

E’ sorprendente scoprire come questo gesto compaia anche in uno dei libri più intensi della letteratura italiana del Novecento: ‘ Le libere donne di Magliano’ scritto nel 1953 da Mario Tobino.

Mario Tobino non fu soltanto uno scrittore. Fu prima di tutto un medico psichiatra. Nato a Viareggio nel 1910, lavorò per oltre quarant’ anni nell’ospedale psichiatrico di Magliano, vicino Lucca, dove entrò in contatto diretto con la realtà della malattia mentale e con la vita quotidiana delle pazienti ricoverate nel reparto femminile. Il libro nasce proprio da questa esperienza.

Non è un romanzo costruito a distanza. E’ frutto di anni di convivenza con quelle donne, di ascolto, di osservazione, di partecipazione. Tobino, nel suo libro, non descrive la follia come una curiosità clinica, ma come una dimensione profondamente umana. Le donne di Magliano non sono ridotte a diagnosi o a cartelle mediche. Sono persone con una storia, con ricordi, con desideri, con fragilità. Attraverso la sua scrittura Tobino restituisce loro una dignità che per troppo tempo era stata negata dall’istituzione manicomiale.

Quando si parla di ospedali psichiatrici del passato, l’immaginazione corre subito verso immagini di reclusione e di isolamento . e certamente quella realtà esisteva. Ma dentro quei luoghi esisteva anche una quotidianità fatta di gesti semplici: lavori manuali, laboratori, attività creative.

Nel corso dell’Ottocento si sviluppò quella che veniva chiamata ergoterapia , ovvero l’idea che il lavoro manuale potesse avere una funzione terapeutica. Con il tempo questa intuizione si sarebbe evoluta in pratiche che oggi conosciamo come socioterapia e arteterapia. In questo contesto le attività creative – dal cucito alla tessitura, dalla pittura ai lavori artigianali – diventavano occasioni per restituire alle persone una dimensione di partecipazione alla vita.

Fare qualcosa con le mani significa tornare a sentire il passaggio del tempo, Significa avere un ritmo. Significa poter costruire qualcosa.

Tra queste attività compare anche il lavoro a maglia. Può sembrare un dettaglio ma non lo è. Perché il lavoro a maglia possiede una qualità particolare:crea ritmo.

Il gesto si ripete. Il filo scorre. I punti si susseguono uno dopo l’altro. Questo movimento regolare ha un effetto sorprendente sulla mente. Permette ai pensieri di rallentare, di ordinarsi di ritrovare una cadenza.

Quando una persona lavora a maglia accade qualcosa di molto concreto: la mente si ancora a un gesto, il tempo smette di essere vuoto e il filo diventa una linea che tiene insieme.

C’è poi un altro aspetto del lavoro a maglia che lo rende particolarmente significativo: raramente è un gesto solitario. Anche quando qualcuno lavora al proprio progetto, si crea spontaneamente uno spazio di relazione. Ci si scambia consigli.. Si osservano i lavori delle altre. Si commenta un punto. Si ride di un errore e si ricomincia.

In luoghi dove la malattia mentale tende a isolare le persone, questi momenti potevano diventare occasioni preziose di incontro. Quando una donna lavora a maglia non sta solo costruendo un tessuto: sta rimettendo ordine nei fili invisibili della propria vita. il filo allora diventa molto più di un materiale. Diventa una metafora potente: non serve soltanto a unire le maglie, ma a creare legami.

Il contributo più grande di Mario Tobino non è stato quello di proporre una nuova teoria della psichiatria. Il suo contributo è stato più profondo: ha scelto di guardare le persone senza ridurle alla loro malattia. Nel suo libro emerge uno sguardo carico di rispetto e di partecipazione. Uno sguardo che riconosce nella fragilità mentale non una perdita di umanità, ma una condizione che chiede attenzione, cura e comprensione. Le donne di Magliano, nonostante tutto, restano donne vive. Donne capaci di emozione, di creatività, di relazione.

Rileggere oggi ‘ Le libere donne di Magliano’ significa confrontarsi con una pagina complessa della nostra storia. Ma significa anche riconoscere qualcosa che resta profondamente attuale. La creatività non è un lusso. Il fare non è un semplice passatempo. Sono spazi di cura. Quando le mani lavorano un filo non stanno soltanto costruendo un oggetto. Stanno costruendo presenza. Stanno creando ordine dentro il caos.

Il filo non serve soltanto a unire le maglie: serve a ricordarci che anche ciò che si è spezzato può essere ricucito.

Forse è proprio questo che il lavoro a maglia ci insegna da secoli: la vita non si aggiusta tutta in una volta. Si ricompone lentamente punto dopo punto.

Nel mio lavoro di Therapeutic Knitter incontro spesso persone che arrivano con una storia. A volte con un dolore. Altre volte semplicemente con il desiderio di rallentare. Quando prendono in mano i ferri accade qualcosa di molto semplice e molto profondo allo stesso tempo: il respiro cambia, il tempo si distende, la mente trova un ritmo.

Il lavoro a maglia non cancella la fatica della vita, ma insegna qualcosa di prezioso. Punto dopo punto si può sempre ricominciare. E forse è proprio questo il motivo per cui da secoli il filo accompagna l’essere umano nei momenti di attesa, di passaggio, di cura.

Perché lavorare a maglia in fondo è anche questo: tenere insieme i fili della vita quando sembrano sfuggirci dalle mani.

Vostra, Federica

Lascia un commento

Sono Federica

Sono una Therapeutic Knitter. Questo significa che lavoro a maglia non solo per creare oggetti, ma per creare spazio: spazio di ascolto, di rallentamento, di presenza. Il mio percorso nasce dalle mani. Dalla lana che scorre dal gesto ripetuto, dal tempo che finalmente smette di incalzare. Nel lavoro a maglia ho conosciuto un linguaggio antico e potentissimo, capace di tenere insieme corpo e pensiero, emozioni e quotidianità.
Insegno il lavoro a maglia come pratica consapevole. Nei miei corsi e incontri, accompagno le persone a ritrovare il ritmo, a stare nel gesto senza prestazione, a fare pace con l’ imperfezione. Non si tratta di saper fare bene, ma di sentire.
Credo nella forza del fare insieme. Nel valore sociale e terapeutico delle arti tessili. Del filo che unisce storie diverse attorno a un tavolo, creando una comunità silenziosa e attenta.
Accanto all’ insegnamento realizzo creazioni artigianali su prenotazione e per eventi. Ogni pezzo nasce con lentezza e intenzione, rispettando il tempo del materiale e di chi lo indosserà.
Questo spazio racconta il mio modo di lavorare e di stare. È dedicato a chi sente il bisogno di rallentare. A chi cerca una cura possibile, concreta, quotidiana.
Se sei qui non è un caso. Puoi fermarti. Le mani sanno già cosa fare

Per tutte le informazioni sui corsi e per tutte le curiosità, mandami un’ email