Ci sono lavori che nascono da un’idea. E poi ce ne sono altri che nascono da una sensazione. “Cime Tempestose” appartiene alla seconda categoria. Non è stato semplicemente uno scialle da progettare. E’ stato un paesaggio da attraversare.
Ho scelto di lasciarmi ispirare da “Cime Tempestose”, il romanzo di Emily Bronte che più di ogni altro racconta, l’irrequietezza dell’animo umano. E’ un libro che non consola, che scuote. Tra le sue pagine non troviamo armonia, ma contrasti: amore e rabbia, desiderio e distanza, appartenenza e perdita. E’ una storia che si muove come il vento sulla brughiera: non si lascia fermare, non si lascia addomesticare.
E allora mi sono chiesta: è possibile trasformare tutto questo in un lavoro a maglia? La risposta è arrivata punto dopo punto.
Ho costruito questo scialle come si costruisce una storia. Dall’alto verso il basso, come un racconto che prende forma lentamente.
All’inizio c’è la Brughiera: il punto legaccio, stabile, essenziale. E’ la terra, è il silenzio prima del movimento.
Poi arriva il Vento: il traforo si apre, le maglie si alleggeriscono, il filo lascia passare l’aria. E’ qui che il lavoro inizia a respirare, a muoversi, a raccontare qualcosa di più profondo.
Per dare ancora più voce al movimento, ho inserito nella costruzione i ferri accorciati. Non si vedono subito. Non sono un elemento dichiarato. Ma cambiano tutto: creano onde leggere, piccoli dislivelli, come se il tessuto fosse attraversato dal vento. Rompono la linearità, introducono una tensione sottile, quasi impercettibile.
Infine la Tempesta: le coste, il ritmo che cambia, la tensione dei punti che si fa più presente. Nulla è fermo, nulla è completamente pacificato. Questo scialle non cerca la perfezione, cerca il movimento
Per realizzarlo ho scelto una lana 100% naturale, proveniente dall’Abbruzzo, lana Aquilana di Valeria Gallese. Un colore burro, non tinto, caldo, vivo. Non un bianco freddo, ma una luce trattenuta. Accanto a questa lana ho affiancato un filo di moher, dello stesso tono. Un velo leggero, quasi impercettibile.
Il risultato è uno scialle che non è mai completamente definito. I contorni si ammorbidiscono, il traforo si sfuma…come la brughiera nelle giornate di nebbia.
Mentre lavoravo a questo scialle, mi sono ricordata ancora una volta perché insegno quello che insegno. Il lavoro a maglia non cancella ciò che ci attraversa. Non risolve. Non aggiusta ma tiene. tiene insieme. Ogni aumento è un’apertura. ogni punto è un respiro. Ogni ferro è un tempo che ci concediamo.
“Cime Tempestose” è diventato anche questo: uno spazio in cui stare, mentre fuori – o dentro – il vento continua a soffiare.
Quando lo indosso, non indosso solo uno scialle. Indosso un attraversamento. Un equilibrio fragile tra forza e vulnerabilità.
DE forse è proprio questo il senso più profondo del creare: dare forma a qualcosa che prima non aveva voce.
E se i libri si potessero indossare, tu quale vestiresti?





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